Parole sulla pelle

Oggi ho voglia di scrivere e voglio farlo qui. L’evoluzione del mio racconto può attendere, ché non c’è pericolo ch’io dimentichi di cosa sono fatta e quale pelle ricopra i miei muscoli. La guardo, la mia pelle, la leggo ogni giorno e ogni giorno la sento, la tocco. La stessa che ricopre le mie mani che ora scrivono sciolte, su questi tasti ripetitivi, assemblando pensieri e impressioni in ricordi, sogni.

Il mio primo post spiegava della necessità di esprimer(mi) senza compromessi, senza voler destare il vuoto clamore del successo. Per il bisogno di sentir(mi), di ascoltare le parole, che poi è lo stesso che ogni giorno mi rende impossibile non toccarmi, non sentire di che pelle sono ricoperta. E non è che sia una pelle speciale, la mia, perché di pelli speciali non ne esistono. Solo diverse, le une dalle altre. Tutte uguali nel loro essere pelle, ma diverse nel loro dipingersi su ogni persona in miliardi di sfumature distinte. Simili a volte, ma mai uguali. Ed è qui, sulla pelle nuda, che si muovono le mie parole. Trasudano dalla stessa, riemergendo dal fondo, dall’intestino che duole quando non riescono a venirne fuori, costipate nel ventre assonnato. Allungano i muscoli, li oltrepassano, infine emergono, lucenti come perle, a rassodare la pelle del loro significato. Mi scrivono ovunque, in ogni millimetro audace c’è un punto di domanda, una virgola, un punto e virgola, un punto e a capo. Maiuscole e minuscole aprono e terminano frasi, pensieri che si affermano intorno ai nei che alternati punteggiano la carnagione. Si estendono oltre, vagando sul bianco che poi diventa nero/blu come il loro inchiostro, che è lo stesso dei tatuaggi che a volte s’incrociano sulla mia pelle. A tratti, come stelle, accompagnano le efelidi in conclusioni lattee che stentano sull’evidenza della propria esistenza, si perdono in discordanze e si sparpagliano tenui sull’epidermide, mimetizzandosi. E poi cadono, grattate dalle unghie forti che alleviano il prurito delle domande, quei forse a cui nemmeno i vocaboli sono capaci di dare risposte.

Di queste parole è levigata la mia pelle, che gli anni hanno reso più morbida dal continuo graffiare via le congetture che dalle interiora sono giunte fin qui. E non so dove vadano, ma conosco il sentiero da cui provengono. Perché la pelle non è il foglio su cui scrivono, ma la foggia con la quale si rivelano a me che mi spoglio per dar loro una voce.

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