Bolle di percezione


E’ da un po’ di tempo che osservo il mondo da una finestra e faccio le mie considerazioni. Considerazioni che trovano spazio nella mia mente, nei miei fogli pensierosi che si riordinano in parole per dire quello che vedono. Vedo esseri egocentrici e stereotipati, ovunque. Sono poche/i coloro con cui i rapporti si svelano per quello che sono, con le loro ataviche diversità che li rendono colorati e meritevoli di essere vissuti. Amo la differenza, quella che c’è tra me e gli altri individui, in nessun caso, ostenterei una compiaciuta corrispondenza di pensieri, sapori, odori che non esiste e non esisterà mai fra due persone distinte. Ma quello che percepisco, invece, è spesso un’eloquenza di menzogne che alterano la realtà, le relazioni. Basate sulle invenzioni, su preconcetti e schieramenti, su quello che devi sembrare lasciando comodamente a casa la tua carcassa di essere umano, ché tanto quella non serve al fine di raggiungere uno scopo, quella non vende, non interessa. Le scritte ovunque dicono, falsiamoci un po’ tutte e tutti quanti, così possiamo destare un attimo d’attrattiva, magari qualcuno vedendoci si fa un certo calcolo e riesce a capire fino a dove potrà arrivare con noi, quanto saremo utili a qualcosa. O a qualcuno, più spesso. Quei ‘qualcuno’ che credono di essere più coraggiosi di altri, ma che da soli non riescono a muovere un dito di sé, quei ‘qualcuno’ che hanno bisogno dei commenti, dei titoli, della gente intorno a sorreggergli l’impalcatura che si sono creati, altrimenti gli crolla tutto addosso e non sanno più nemmeno chi sono, se mai l’hanno saputo. Beh, certo che l’hanno saputo, forse non gli è piaciuto, per questo si sono creati un ‘io’ ad hoc, uno che apparisse importante, che desse aspettative ai più, quelli che aspettative credono di non averne, che indugiano sulle barriere erette da chi secondo loro può sapere quello che ha valore o meno, per tutti.
Ecco, a questi echi di individui, la cui persona  non mi arriva e difficilmente mi arriverà mai, io guardo con disprezzo. E non mi vergogno di provarlo questo disprezzo, so che la mia intimità non può essere vergogna, ma lealtà. E il disprezzo che provo è mio, ché non me l’ha insegnato nessuno/a, e spesso fingere mi darebbe l’idea di avere più spazio oltre il mio stesso pensiero, magari inserita in un comodo contesto in stile paese dei balocchi, dove tutti vogliono avere il loro posticino per l’intrattenimento, e poi finire uguali a ragliare ‘io-io-io’.

E invece mi rimane questo post, in questo blog, che è il mio ritaglio d’aria, la mia bolla d’amore, una delle tante in cui soffio me stessa per farmi andare un po’ via anche da me, per non pietrificarmi sulle mie stesse idee, per lasciarle vibrare libere di essere. L’unica verità di cui mi fregio, per quanto scomoda e non sempre splendida da vedere. Nuda da stormi di congetture condivise prive di realtà a congiungerle, senza un briciolo di sentimento.

Ma si sa, c’è chi confonde il sentimento con la retorica, la ridondanza delle idee con la spontaneità della percezione.

Piuttosto preferisco diluirmi tra le bolle esplose di pensiero, immaginare altro, spogliarmi, osando di non piacere.
 

 
 

 
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