C’era una volta, in una terra ‘lontana lontana’…

Oggi in natura il giorno e la notte si equivalgono. Mi piacerebbe che questo equilibrio influenzasse ogni aspetto della vita, ma non è così e siamo ben lungi dall’esserne vicini.

Stamane a Cagliari è venuto in visita il papa, un papa come un altro, l’ultimo di una lunga serie. Lunga, ma non come la notte dei tempi. Lunga, ma non ancestrale, radicale. Lunga, ma non infinita, rappresenta solo una parentesi che dura da un po’, ahimè, ma che non sarà tale per sempre.
Cagliari si trova in Sardegna, una terra ‘lontana lontana’, come la galassia di ‘star wars’.

Lontana nel senso di arcaica, ancorata al mare con radici senza fine, o quasi. Su questa terra molto è stato detto, poco davvero si conosce. E coloro i quali meno la conoscono, sono quelli che la abitano. Ché le frasi più profonde e azzeccate, le ho sentite proprio da chi non la abita di nascita o di residenza, ma certamente col cuore sì. Ed è lì che la coscienza si spalanca, nel cuore. Il resto sono chiacchiere da bar, o follie collettive a cui ormai tutti sono abituati a credere, come la fede che portano al dito o quella che li spinge a correre in massa verso un papa quale che sia, a osannarne il ‘verbo’ e ‘le promesse’.
Si sentono, in effetti, tutti un po’ figli di una fantomatica terra promessa, i sardi. Credono di essere il popolo usurpato a cui spetta un futuro, come se il futuro fosse un’astrazione a cui chiunque possa dare un volto, per riuscire a far sentire questa gente sicura della propria esistenza, o per meglio dire, al proprio posto. Ma questo sempre al di là di se stessi, mai per scelta propria, da delegare al pastore di turno.
Quello che più mi ha colpito in questi giorni e che oggi è arrivato al suo apice, è stato l’assillo continuo di post e frasi varie su facebook. Persino persone che non pensavo, a fare la cronaca minuto per minuto, delle parole altisonanti che il papa ripete come da copione e a cui tutti, quasi, rispondono con commozione e gaudio. Scultura_nuragica
Poi, a un certo punto, ho postato l’immagine che riporto anche qui, di una Dea Madre sarda del 3.500 a.C., a ricordare che la chiesa e i suoi attori, non sono che l’ultima parte decostruita di una storia lunghissima a cui siamo collegati. In Sardegna e non solo, le prime società erano strutturate in maniera completamente diversa da oggi. Erano società paritarie, o gilaniche (ne ho parlato altre volte in questo blog) e la loro spiritualità si manifestava con il culto della Dea Madre che altro non rappresentava se non la Vita stessa. Madre e Padre – femminile e maschile – concepivano vita che moriva e rinasceva in altra vita. Questi culti antichi erano strettamente connessi al concetto di reincarnazione dell’anima, che riproponevano e osservavano in ogni cosa intorno a loro, nella ciclicità della natura. Le stesse tombe avevano forme che ricordavano l’utero materno e all’interno delle quali i corpi venivano messi in posizione fetale. Questa consapevolezza della rinascita dopo la morte non può che essere legata alla conoscenza della reincarnazione dell’anima. Sono certa che le società di quel tempo fossero consapevoli del ciclo dell’anima e della sua evoluzione.
Detto questo, mi piacerebbe sapere quanti in questa terra considerata ‘magica’, ‘spirituale’, ‘energeticamente potente’, dai tantissimi che vi approdano, conoscano, e non solo a livello di studio convenzionale, le origini, le radici ‘lontane lontane’ che affondano in un trapassato sepolto da millenni di culture che sopra si sono stratificate. In realtà penso di saperlo, sono pochissimi, e li conosco più o meno tutti. Gli altri ignorano e sono persino boriosi nella loro ignoranza. Perché sono addormentati, vivono di menzogne al valium, e gli piace così. In tal senso è vero che la religione è l’oppio dei popoli. Lo è perché completamente slegata dalla spiritualità di cui osa parlare, abortendola con il controllo mentale attraverso il gioco perverso della paura (della morte in particolare) e del senso di colpa atavico. Tenta e quasi sempre riesce, di offuscare il cuore delle persone. Le religioni ‘uccidono’ la spiritualità – verità trascendentale – che nulla ha a che fare con i comizi di piazza o con gli ‘unti’ dal Signore. Nulla ha a che fare con ‘il lavoro che non c’è’, con la pubblicità, il turismo (sì, ho letto anche che l’importanza della visita di questo papa o di un qualsiasi altro, era fondamentale a questo proposito); o ancora con i diritti degli individui (e basta con le frottole sul papa diverso in quanto a idee, che non sarebbe certo stato messo lì se non rappresentasse la chiesa in tutto e per tutto, strategia demagogica inclusa).
Il mio sentire spirituale è reale, non appartiene a uomini che predicano. Il mio stare a contatto con gli esseri spirituali è diretto. Non ho bisogno di un pastore che mi guidi perché non mi sento pecora. Ruggisco come una leonessa e percepisco presenze positive intorno a me, invisibili a occhio nudo. Quello che sento trascrivo e condivido, di modo che ognuno possa conoscermi per chi sono davvero, senza la maschera della vergogna che molti indossano, incapaci di parlare senza i dogmi a parargli il culo.

Questo papa – come tutti gli altri – che neanche nomino perché come dice il detto ‘morto un papa se ne fa un altro’, non mi rappresenta. Mi auto elimino volentieri dal soggetto delle frasi fatte che gli danno il benvenuto a nome dell’intero gruppo di persone che vive in questa terra. Che ognuno parli per sé, ché l’era del gregge è finita e io comunque non sono mai stata pecora e senza offesa per le pecore, intelligenti quanto gli umani forse  mai saranno.

Oggi in natura il giorno e la notte si equivalgono. Mi piacerebbe che questo equilibrio influenzasse ogni aspetto della vita, ma non è così e siamo ben lungi dall’esserne vicini.

A quanto pare.

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