Pensieri secchi

Sono passati diversi mesi dall’ultimo post che ho scritto ma non ho scadenze, sono piuttosto genuina. L’ultima volta scrivevo dell’estate, di quanto fosse un mito da sfatare e che personalmente, non amo in maniera particolare. Specie da quando è diventata afosa. Anche se devo ammettere, questa estate appena trascorsa è stata sopportabile e breve.

La mia estate l’ho vissuta tra le parole, immersa nella correzione di un romanzo lungo, sarà anche per questo che l’ho vista scorrere veloce, come le pagine folte dei fogli. Ora che ho preso un po’ di respiro, mi sono resa conto che l’aria è più tersa, le nuvole corrono inseguite dal vento, e spesso si addensano cupe in piogge nevrasteniche, presagi di ricordi straripanti. blogpic

Ed eccomi qui, a scrivere ancora per migliorare, migliorarmi, soprattutto. Ho pubblicato anche un racconto su carta, una cosa inaspettata cominciata al principio dell’estate e conclusa qualche giorno fa sulle pagine di una collana di racconti. Un bel pensiero, è stato. Di bei pensieri ne ho avuti tanti e tutti, uno per uno, sono desideri in via di compimento. Ora li vedo così, come le stelline dorate che a volte appaiono ai nostri occhi, sdrucciolando la realtà in sogni che prendono forma.

Come tutti, ho una stagione che preferisco alle altre e forse contrariamente a molti, la mia trasmuta. Da un po’ di tempo a questa parte, l’ho detto più volte, è l’autunno. Divenuto fonte d’ispirazione imparagonabile, ricoperto di odori e memorie nuove, per niente nostalgico, anzi, felice del proprio presente. Una stagione che non ricerca il passato nell’estate che lo precede, né brama il futuro nell’inverno in cui va a confluire. E in questa stagione i pensieri si concretizzano spesso nelle prime escursioni, dopo la flemma fisica del caldo; con le sagre e i raffreddori a starnutire gioiosi di coperte morbide sui piedi e sciarpe leggere intorno al collo.

E poi c’è la fotografia. Questa densa visione della realtà animica, che nulla ha a che fare con la lettura sterile che più spesso se ne dà. Ho sempre fotografato, ma ora mi diverto a farlo più spesso, e come molti ho un profilo su instagram. Il che non fa di me una fotografa o un’esperta del settore, ma a me non importa. Ultimamente, leggo spesso di fotografi del mestiere innervositi dal numero crescente di persone che si cimentano a fotografare qualsiasi cosa. E’ un’attività ludica, una di quelle in cui ti perdi, dove il senso si ritrova nella singolarità del momento in cui tu scegli di fare una foto e di condividerla. Non è meramente una questione estetica o comunicativa, no. E’ creatività, spazio dell’anima, visione occulta.IMG_4517 E’ una scoperta, d’introspezione, sono i segreti che prendono forma e parlano di sé al mondo. Non c’è bisogno, ho scritto io stessa da poco sul mio profilo facebook, di essere ‘Fotografi’. Basta l’anima. Come in tutte le cose, basta l’anima. Se si è capaci di sondare dentro se stessi, anzi, di far uscire se stessi da quella gabbia inespressiva che è l’ego, così composto, o forse scomposto, in professioni che dettano i cliché di un mondo allo sfacelo e annoiato.

Perché negare alla creatività di scrivere, disegnare, fotografare, o altro, per la presunzione di chi pensa di saperne sempre di più? Ma come si può pretendere di conoscere quello che altre anime captano? Come giudicare un impulso a un gesto, rifacendosi al mezzo e alla tecnica che quel gesto utilizza? Sbaragliando d’un colpo l’infinito che vede al di là del gesto stesso.

Queste critiche alla ‘massa’ andrebbero fatte su ben altre questioni. Se la ‘massa’ si svegliasse una mattina e creasse all’unisono, non sarebbe più ‘massa’, ma una serie d’individui che iniziano a scorgere a modo proprio qualcosa oltre la realtà piatta e ripetuta, per inoltrarsi in territori nuovi. Nelle migliaia di milioni di foto che appaiono ovunque, ognuno trasmette la propria diversità sebbene condivida, per così dire, la ‘stessa realtà’. Non è affatto vero che le foto amatoriali non hanno un ‘messaggio da trasmettere’ (mi piacerebbe a tal proposito conoscere il messaggio che trasmettono i vari ed ‘espertissimi’ fotografi pubblicitari, per esempio). Chiunque racconta qualcosa. Ma non è nemmeno questo il punto. Non credo ci debba essere per forza una storia, un messaggio, perché anche così si diventa convenzionali. E si rischia di trasmettere solo gli stereotipi dell’ego con le proprie frustrazioni.  Roba già vista, e fin troppo.

Perciò, meglio svelare la verità, quale che sia, senza appannare gli occhi con i fronzoli di una pseudo realtà.

Il pudore lo lasciamo ai professionisti – di qualsiasi cosa – s’intende.

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni. (Andreas Feininger)

Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate. (Diane Arbus)

L’importante non è la fotocamera, ma l’occhio. (Alfred Eisenstaedt)

Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà “come“, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno “perché“. (Man Ray)

 

 

 

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