Il tocco di un angelo

La giornata di oggi è cominciata nervosa, è il periodo. Il mio periodo, quello mensilmente fisiologico che mi rende tesa come una corda in preda al panico di essere toccata, smossa, urtata. Fino a ieri i crampi tiravano e languivano in lacrime che non capivo, stuzzicate dalle note di una canzone, un cuore trovato ‘per caso’, il tocco di un angelo.

Sì, il tocco di un angelo. Spesso mi capita di sentire questa presenza luminosa e potente, nel senso più eterno del termine.

Un cuore trovato sul letto, un nodo perfetto e bizzarro. Non ho perso tempo, l’ho fotografato e l’ho messo su instagram, mi è sembrato bello, stupendo, il messaggio speciale della giornata. Una ‘picoftheday’ degna di essere inviata lì, in giro per il mondo, condivisa. 480188_10200413216046375_703589808_n

Ed è con le immagini, ultimamente, che amo maggiormente esprimermi. Le parole le trovo sempre più incolori. Ma mai inutili, questo è certo. E ci sono momenti in cui continuo a ritenerle necessarie.

Un amico mi ha inviato un suo racconto, e sì che le parole sanno essere importanti.

Sono passata da mia madre e ho visto che scriveva, la creatività non rispetta orari, si nutre di Libertà assoluta. E’ Libertà.

Ogni volta che un momentaneo logorio interno si presenta a noi, la creatività è il nostro lasciapassare per respirare aria. Ascoltare gli orizzonti di Luce che nello spazio angusto in cui viviamo sembrano ombre.

Questi flessibili e intermittenti attimi ci aiutano, ci esortano a Essere la Vita stessa. Lontana dai burocratici assedi giornalieri, le ricerche spasmodiche di lavori a tempo in-determinato, le assicurazioni da pagare, le giornate sfumate con un film che pensavamo fosse bello, invece era noioso.

Ma fuori dalla sala, quel film è una pellicola inefficace, bello o noioso che fosse. Il film non è lì, è nelle nostre tasche piene di mani che girano in tondo, creando cerchi di gioia verso il cielo.

E le stelle, e la Luna. La luna, così oscura oggi, invisibile ai nostri occhi di domani. La Luna che scompare, lentamente, come i miei sogni lucidi nelle notti prima del mestruo, interrotti dai singhiozzi insonni.

Però ascolto, non smetto mai di farlo. Il silenzio, il rumore fitto delle parole che dovrebbero morire ma che sono là, guardiane del tempo, a scacciare il sonno che a cavallo si avvicina su un manto bianco e biondo, di riccioli azzurri, conosciuto, ma cangiante, a volte il suo volto diventa scuro, irto, peloso. Sembra un cinghiale, uno di quelli che da bambina mi facevano paura se li vedevo la notte, tra le frasche della vegetazione mediterranea in cui ero solita sognare.

E guardavo le stelle, sempre in quelle notti profumate dai cespugli autoctoni, verde scuro e a tratti fluorescente, a seconda del riflesso della luna sul mare. Le stelle cadevano a miliardi, una dietro l’altra, danzando nei miei desideri più lungimiranti. Ricordo che non chiedevo di darmi qualcosa, ma un Mondo bello, pacifico e per chiunque. Chiedevo che la Luna e le stelle danzassero insieme al sole, tuffandosi in mare tutti quanti, risorgendo a nuova Vita. Per deviare l’obbrobrio che percepivo e ricordavo da secoli di vite vissute a vedere i sogni perire.

Oggi quei desideri sono qui, nero su bianco, forse lo sono sempre stati.

Non c’è un oggi-ieri-domani.

Un sempre sì.

Quello non muore mai.

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