Cosmopolitismo e Libertà.

Rieccomi qui, coi miei tempi, quelli che mi concedo sempre tra un post e l’altro, per non scrivere a sproposito, per non scrivere per il solo gusto di farlo, perché nel frattempo mi esprimo su altri livelli e poi perché, semplicemente, accade così.

Accade che mi prenda delle pause lunghe e quando poi scatta qualcosa dentro di me, scendo qui sotto, dove la profondità rende tutto ovattato e le parole cominciano a prendere forma.img_1874

E’ quasi onirica la mia scrittura, vive di risvegli e assopimenti. E si desta spesso quando sente rumori strani. Quei rumori sgradevoli che non lasciano tregua, che anche se metti i tappi per non sentire, non serve a niente. Quei rumori ti svegliano.

E quando accade, ti girano parecchio le scatole, ché non sono i cinguettii degli uccellini, in questo caso, ad aprirti gli occhi.

Apri gli occhi, ti guardi intorno, e ti accorgi che anche il gesto più nobile può essere trasformato in qualcosa di gretto, volgare e finto.

Nel mio penultimo post ho scritto di quello che è il mio sentire riguardo al mondo, questa sfera che gira. L’ho fatto scrivendo di quello che percepisco riguardo al nascere, crescere da qualche parte, pur con le varianti che contraddistinguono l’esperienza che ognuno di noi ha avuto nella sua vita (attuale e non).

Mi sono chiesta, neanche troppo insistentemente, se questo sentire fosse lo stesso di quello di altre persone che vivono qui intorno, e la mia risposta è che mi sento abbastanza isolata nel mio pensiero e nel modo di vedere le cose.

Tengo a precisare che quest’isolamento non mi aliena, ma mi rende felice. Ho passato anni della mia vita a credere che essere ‘diversa’ potesse alla lunga portarmi alla follia, poi ho capito che la follia è di chi è inconsapevole, di chi non parla con la propria voce, di chi finge e non ammette di essere ciò che davvero è. Chi si dipinge in un modo e se per caso un giorno gli fai notare che quelle linee non sono così realistiche come pensa che siano, se gli fai vedere che il quadro che antepone a se stesso rivela ben altro da quello che vuol far credere, allora non sa più di cosa parlarti, non riesce nemmeno a comunicare la rovina del suo piccolo mondo falsato. Perché non ammette repliche e non dirà mai, mi sono inventato questo modo di sembrare perché avevo perso me stesso da qualche parte.

Non c’è nulla di male nel perdersi. Nel sentirsi isolati, sebbene con una scintilla interna che ti spinge a esprimere quello spazio da cui nasce. Non c’è nulla di male nel dire espressamente che qualcosa di quei pensieri così perfetti e quadrati che avevamo un tempo si è incrinata e che forse non rappresenta più quel quadrato stesso. Le forme non sarebbero tali se fossero inalterabili. Così ogni cosa che ha una forma, sia essa un pensiero, un corpo, una terra o altro, muta. E nel mutare diviene reale perché non è subdolamente appiccicata a un muro, come un’opera d’arte da ammirare. Ma vive e trasmuta.

Se penso al mondo, mi viene in mente una specie di orgasmo, un’eruzione continua, in movimento. Quando faccio un percorso regresso fino al suo primo esordio, quello che il mio inconscio legge è un divenire illimitato. Gli stessi continenti e terre di oggi, allora non erano ciò che sono (in spostamento) oggi. La fissità non è un sostantivo che potrei usare per indicare questa terra. Credo nessuna terra, in nessuna dimensione.

Per questo, la parola più spontanea che conosca per descrivere me stessa rispetto al mio stare qui ora, è cosmopolita.

Quando qualche giorno fa ho letto da qualche parte qualcuno che citava una frase dando del ‘provinciale’ a chi preferisse guardare oltre la propria cultura locale, ritenendo il mondo ‘esterno’ più interessante (o altrettanto, ma ovviamente non era specificato) del mondo ‘interno’ in cui si è nati e cresciuti, ho riflettuto su questa cosa. Ho riflettuto su come sia facile far credere alle persone che siano sciocche, in un modo o in un altro. Di come chi porta avanti un certo discorso nazionalistico e propagandistico, ami far sentire gli altri chiusi, rigirando la frittata a proprio piacimento, con la convinzione che basti una frasetta fatta messa lì per far salire il dubbio a chi effettivamente non si è mai sentito cittadino solo di un luogo, ma di altri migliaia sparsi ovunque, nel mondo.

Per un motivo o per l’altro, le persone, i gruppi di persone, le associazioni politiche, così come religiose e culturali, vogliono sempre farti credere che non sai niente, che quello che pensi di sapere non è ciò che devi sapere, che c’è una cultura ‘altra’ la quale cerca di convincerti di cose diverse e se ‘segui’ la cultura ‘giusta’ ti renderai conto che la verità è quella e tutto ciò che hai sempre pensato di sapere fosse falso.img_1531

Beh, io non mi capacito ancora di come possano esserci persone così spocchiose che siano convinte sul serio di poter insegnare la vita e il mondo agli altri. Che vorrebbero farti credere che c’è una strada più retta da percorrere, dove la prossima uscita sarà la Verità assoluta. La verità che loro pensano sia la verità. Questo in sintesi il pensiero di molti agglomerati umani convinti del loro essere ‘superiori’ rispetto ad altri. E tutti con la propria verità in tasca, pronta all’uso. Dei guru usa e getta, che del loro credo fanno l’unica e possibile ragione di vita propria (e fin qui…), così pure di quella degli altri.

Ho sentito commenti di scherno verso altri luoghi e persone, ho sentito parlare di Libertà a seconda di chi la vivesse, come  fosse una cosa, tipo giochino per bambini, che siccome ce l’ha lei/lui e non io, allora non mi piace, perché voglio la mia di libertà, quella degli altri non m’interessa! A mo’ di capriccio. Non m’interessa la Libertà in quanto tale, di qualsiasi individuo e di qualsiasi luogo, m’interessa la mia libertà, quella del mio popolino misero misero e disperato. Già, perché l’ego di questo popolino disperato è talmente grande, da non rendersi più nemmeno conto di essere andato oltre qualsiasi barlume di Libertà. Di aver distrutto al momento ogni possibilità di tolleranza e connessione col mondo esterno, che è l’unica Libertà auspicabile.

Ho rivalutato ogni storia che potesse avere un senso, ho capito che i sensi di qualunque storia narrata sono distorti. Alterati a proprio godimento, per far combaciare il proprio quadrato.

Calpesto il luogo in cui vivo ogni giorno, ne amo ogni singolo odore (o quasi) e pietra. Perché ognuna di queste ultime mi ha portato qui e mi porterà altrove, lontano lontano. E mi sento libera qui come mi sentirei libera altrove. Non esiste Libertà che non sia innata in ogni essere.

Se la si brama, la si esige, quella non è Libertà.

E’ solo il vostro quadrato ideale.

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