Nel tempo senza tempo

Quando ho aperto questo blog, un anno fa, ho sentito il bisogno di esprimermi liberamente. Senza pensare precisamente al contenuto di quello che avrei scritto, senza mettermi i paletti, senza dargli un genere, senza. ”Senza” racchiude perfettamente l’essenza di quello che ho inteso dire, comunicare, essere. Talvolta ho intuito la necessità di parlare di argomenti che sentivo importanti, in cui avevo speso energie durante la mia esistenza, dove mi rispecchiavo. E tuttora ho delle idee e pensieri per i quali mi espongo e mi esporrò ancora. Consapevole di questo.1398156_water_and_rainbows Tuttavia, mano a mano che questo anno roteava, percorreva il suo ciclo, il mio sentire e il mio scrivere hanno cominciato a trasmutare, e mi sono percepita sempre più al di là delle mie stesse parole/pensieri, più in fondo, o forse al di sopra, non so. Mi sono, per così dire, distaccata. Dai significati che tentavano d’inghiottirle, dalle idee, dal mio viverle, aderirvi fino a farmi assorbire dai loro toni. Mi stavo identificando con qualsiasi cosa decidessi fosse, secondo me, giusta e degna di riguardo, scopo. Quello che del resto fanno tutti, no? Ci assimiliamo alle storie che abbiamo vissuto, creduto, persino negato. In qualche modo dobbiamo farci sentire, inventandoci, e spesso, quasi sempre, mai ascoltandoci.

Quest’anno ha avuto delle premesse importanti. Un anno di cambiamento, un anno da fenice. Un salto quantico, uno slittamento. Un anno in cui molti hanno avuto l’impressione di dover fare qualcosa di diverso. O di doversi lasciare andare, o di non fare più niente, meditare, lasciarsi morire, aprire gli occhi, o ancora tenerli chiusi e perseverare nelle proprie convinzioni – ché altrimenti si ha paura di perdersi, magari ritrovandosi – essere o non essere (diceva Amleto). Essere, appunto. C’è chi ha sentito l’esigenza di essere, dell’essere senza contorno, senza addobbo, senza il fare che definisce, racchiude e soffoca l’essere che è in noi, nella maggior parte dei casi. Senza l’ego a voler controllare ogni cosa, ottenerla, a ogni costo e con ogni sforzo, senza nemmeno sapere più cosa sia questa cosa che vuole, in una continua competizione con se stesso e l’altro che percepisce ostile, lontano, rimosso, scisso.1396867_spheres_abstract

Dimenticarsi, sì, dimenticarsi di ogni passato e futuro. Ho parlato di futuro in questo blog, un futuro che sento sulla pelle. Ma a ben guardare, l’unico futuro che vedo è qui, ora. Ho appreso che tutto quello che tocco si sbroglia nel momento che sto vivendo, e che è sempre stato così. Non c’è mai stato un passato da cui allontanarsi, e un futuro verso cui tendere, perché ogni passato e ogni futuro fanno parte del pensiero, sono proiezioni, costruzioni dell’ego. Sono voci, le voci nella mente che sussurrano o fanno baccano, che non vogliamo smettere di sentire, che ci caricano, abbattono, ci danno il termine verso cui mirare la nostra vita.

No, non andrò avanti dentro questo marchingegno. Non ne farò parte, perché la voce di cui ho parlato quando un anno fa ho aperto questo blog, non è espressione dell’ego. Non è a lui e ai suoi tranelli che mi legherò ancora, no. La voce è profonda, viene dal nulla e dal tutto. Non è mia, ché è un’espressione di possesso, di ego, anche questa. E’ e basta. Perché non si affanna in autoaffermazioni, autogratificazioni, non cerca la sicurezza in quell’ego malato che è solo capace di  desiderare.

E’ un ascolto, un lasciarsi andare, perdersi, per essere Vita. Come nelle parole di Eckhart Tolle, ”life is the dancer and you are the dance” (la vita è la danzatrice e tu sei la danza).

Senza bramarla.
Nel tempo senza tempo.

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