Appunti sparsi e tersi – dal diario della mia anima.

Avere un blog per me non significa doverci scrivere continuamente. Vuol dire invece scandire i tempi del mio pensiero emozionale. Posare, come sassolini, uno dopo l’altro, i post che seguono un sentiero di cui ancora non conosco lo sbocco. Il mio blog vive di presenti, non ha ambizione, se non quella di esprimersi.  

Per questo, è da un po’ che mi sono fermata. Ho aspettato, legato i nodi di una trama che dentro di me prende(va) forma. Osservare, leggere, presagire. Forse. Annodare e snodare, tessere e disfare. Quello che giunge su queste pagine, è l’essenza di un travaglio, un percorso fatto di momenti, felicità e tristezza, dolore e ancora gioia. Che  avvengono nell’istante in cui sono vissuti, dilatandosi nella capacità di manifestazione del qui e ora, di tradursi in riflessione.

Vivo nel presente. Vero. Dal passato mi porto appresso solo le cicatrici e qualche brutto rincontro. Ché quelli belli stentano a essere in qualche modo presenti, piuttosto svaniscono presto, tra le ceneri di una circostanza beata. O ancora, sono le tue anime amate, quelle che ogni giorno accarezzi, con un gesto, un pensiero, un litigio, scordandoti, a volte, della loro bellezza.

Mentre il futuro rimane l’incognita con cui convivo, proiezione del mio ego, che devia strada a seconda dell’attimo da cui sono travolta nel presente. Ogni mia scelta dipende da questo, ogni futuro è un’alternativa che decido senza realmente sceglierla. Un intuito, il sentire delle mie orecchie che ronzano parole sconosciute ma familiari. Ora che ci penso, è dietro quella porta, se la apro, scoprirò presto da quale futuro provengo.

Ma non voglio saperlo. Ché l’incanto dell’ignoto è come quella famosa coperta che ti lascia scoperti i piedi. La verità. Preferisco ricercarla piuttosto che averla lunga e comoda a coprirmi dolcemente, come se non dovesse esserci più nulla da mostrare, e tu, mente assonnata, potessi sprofondare nel letargo della coscienza fino al prossimo risveglio.

E’ strana la sensazione d’intorpidimento che l’aria frizzante suscita. Piacevole al punto da farti desiderare di avvolgerti in un manto, senza sentirti soffocare, come se non fosse mai abbastanza, quel calore.

I brividi del primo fresco sono benevoli. Scuotono il cuore, l’anima in sé riapre la bocca, ha qualcosa da dire, senza angoscia. Vuole solo rinnovarsi, a nuova stagione, nuova vita.

Fra qualche giorno, Saturno abbandonerà la sua contrapposizione al mio sole di nascita. Questo è un buon indizio di futuro, o di presente che riflette libero i suoi raggi infiniti. Dagli indescrivibili futuri realizzabili.

Sentirmi nuova, a ogni muta, è la mia forza.

Vita, morte, rinascita.

Come serpente cambiare pelle, il passato alle spalle, che importa se bello o brutto, è finito. Ne rimangono i colori, spenti, sbiaditi da un sole sempre meno caldo, semicoperto da nuvole veloci, verità nitide che osservo, accompagnate dal vento, rinfrescare l’aria.

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