Residuo di una memoria d’autunno

E’ un’estate conclusa quella che sento soffiare nel vento caldo e che da fuori persiste in sibili insistenti. Un’estate in evaporazione dall’umido che ancora s’infiltra per casa, tra gli odori stantii della polvere annidata. E’ una stagione che renderò asciutta e pulita come l’aria che aspirerò quando il primo indizio d’autunno si presenterà.

Tuttavia è già qui, l’autunno, anche se ancora lontano nella sua freschezza intatta. E’ nei pensieri, nelle ore sgocciolate del caldo appassito e svilito dal suo eccesso. Il vento era forte, ieri al mare, troppo forte per restare. I granelli di sabbia appiccicati sulla pelle madida e annoiata da un’abbronzatura troppo dorata rispetto al suo colore naturale.

Niente parlava d’estate, ieri. Né oggi. Qui e là frasi sconnesse, di gioie marine, spiagge lascive. Ma niente più. E le immagini aggiornate sui profili del web, incorniciate da frasi stupefacenti di luoghi inconsistenti.

Inconsistente, ecco com’è l’estate per me. Un deserto di sabbia in cui morire mille volte. Una sete incolmabile, un corpo ingombrante, la bellezza ostentata e patetica di un volto disidratato dal sole.

Un’allegria costretta, una vacanza inflazionata, un clima quasi indotto, forzato, obbligato.

I pensieri che, per non togliere quel poco di aria che rimane, muoiono anch’essi, lasciando spazio solo alla voglia di un prossimo tuffo, confortevole menzogna.

E mentre tutto questo visibilmente svanisce dalle narici intasate del mio naso, quello che sento intorno a me sono i suoni intontiti di voci che si ripetono all’infinito.

Perché le persone non riescono a mostrare altro che le oasi del loro deserto?

Di tutta questa spopolata esibizione, prego me stessa di privarmi sempre.

Sono convinta che la serenità interiore, che tende a quel legame incorporeo che unisce un essere all’altro, si definisca oltre il fracasso subdolo delle immagini pubblicitarie, cartoline troppo poco sgualcite per narrarne la realtà.

Natura, natura, ma dov’è in tutto questo la natura? Il suo contatto è andato perso quando hanno deciso d’incorniciarla. Di renderla bella e visibile a tutti, eppure invivibile.

E dunque io faccio questo, custodisco una foglia d’autunno per me, una di quelle che vedrò cadere, come i pensieri che scrosciano pieni dalle nuvole gravide di meraviglia.

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