Con gli occhi aperti sul mondo e le mani immerse nei colori

C’è gente che fa del cinismo il proprio abito. Mettendo davanti se stessa, i propri interessi, quello che ha intorno, vede e oltre il quale non avverte i presagi. In pratica, ci sono quelli/e, e sono tanti/e, che non riescono a guardare oltre il proprio naso. E ti chiedi cosa abbiano in testa queste persone, per non riuscire a sentire che lì fuori, oltre il loro mondo, c’è un mondo che abbraccia ogni individuo e che fa di ciò che è un ‘tuo’ problema, anche il ‘mio’.

Ma il cinismo sa inveire, non sente ragioni e si auto-assolve ogni qualvolta si presenti un dissenso. E allora le repliche piovono torrenziali, così come accade dopo i lunghi periodi di siccità emotiva, a spaccare gli argini e rompere gli schemi che ogni buon essere sprezzante si costruisce ed entro i quali si sa muovere bene. Ed eccoci qui, io e te, noi e voi, tutt*. E i veli traspaiono ora la pelle intirizzita dall’acqua improvvisa che gli si è rovesciata addosso. Parlami, dimmi chi sei, davvero quello che accade lontano dal tuo mondo non ti riguarda? Davvero pensi di essere una persona responsabile e capace (di cosa, scusa?), una di quelle che si guardano intorno e colgono meglio di altre la realtà delle cose? Ma di quale realtà stiamo parlando? Tu, che pensi di sapere meglio di altri, quale sia la realtà, sei davvero convinto/a che ne esista una sola e che quella sia la tua? 

Quando si comincia col dire che fuori da casa propria i problemi non ci riguardano, allora è il momento in cui forse è meglio farsi un giro al di là di questa casa. Così, giusto per vedere come sono le altre case, e rendersi conto di come funzionano, e di quanto abbiano in comune le famiglie che ci abitano. Con i loro problemi che riguardano tutti, ma proprio tutti.

E se è vero che partendo da noi stessi – come individui – possiamo mettere in atto una trasformazione, è altrettanto vero che trasmutando entriamo ineluttabilmente in connessione con gli altri.

Sono davvero stufa, e ultimamente lo sono di tante cose, ma sono davvero molto stufa, di leggere negli altri un cinismo strillato ma controllato, a voler dimostrare di essere portatori sani di realtà concrete oltre le quali il resto del mondo è percepito come estraneo, e l’altro che non partecipa a questa foga collettiva e pragmatica in perfetto stile postbellico, è considerato un dissidente, o sognatore (ma poi, dico io, hai capito cosa siano davvero i sogni?). Coloro che amano tanto progettare sono convinti che sia sempre come se si dovesse ricostruire qualcosa da capo (seguendo i parametri conosciuti e che hanno portato alla medesima distruzione), quando in realtà, qualsiasi realtà, da ricostruire non c’è nulla. Le situazioni mutano.  Come il giorno che diventa notte, senza disturbare, anzi, portando spesso un respiro di sollievo al troppo giorno.

Avverto sempre maggiore, anche in chi ha le ‘migliori intenzioni’, il desiderio di controllo, di mettere in ordine, sempre con astuzia, senza consapevolezza, senza pensare che a finire sotto le macerie di queste dannate costruzioni, ci siano miliardi e miliardi di persone, esseri umani che tutti evitano di guardare, perché l’importante è erigere nuovi mondi che riflettano il proprio ego cinico e laborioso che impartisce lezioni, detta leggi, si dimentica della realtà perché tutto ciò che gli interessa vedere è già lì intorno a sé, ben circoscritto nei confini che si è creato, per non cadere, per non rischiare di perdere, mollare la presa, ammettere la propria vulnerabilità.

Ed è così che si cresce, vinti/e dalla paura. Emuli di rovine e grandezze che si alternano facendo credere che dov’è l’una sia il male e dove l’altra il bene. Senza prevedere che entrambe sono le facce di un’unica medaglia. Il dualismo dei vincitori e vinti, del bello e brutto, giusto e sbagliato, del bene e del male, bianco e nero.

E mica ci si accorge, in questo ripetersi continuo, della realtà. No, con spietata inquietudine si corre verso la prossima vittoria, per non essere sconfitti, per non essere ‘i vinti’. Gli sfigati. Senza scorgere, mai, che il mantra è già stato assimilato e che nessuno di noi fa parte di una categoria diversa rispetto agli altri, che non si può essere liberi e liberare nessuno dalla schiavitù e l’orrore, se prima non ci si libera da quest’idea boriosa di sé.

Vi esorto a uscire dalle gabbie, tutte, quelle mentali, fisiche, reali o sedotte dal sogno.

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