A proposito del sogno lucido

Ho già parlato altre volte dei sogni, una in particolare in un post che ho intitolato “frammenti di sogno su poltrone di pietra”, in cui raccontando della mia attività onirica estremamente fertile, ho descritto un sogno che ho fatto quel giorno allacciandomi principalmente a un altro sogno lucido che avevo fatto moltissimi anni prima e che risale a quando ero una bambina molto piccola. Ricordo perfettamente il periodo in cui questo sogno è avvenuto e non l’ho mai dimenticato, sebbene non sia l’unico, nonostante non abbia ancora messo in pratica la buona usanza di scrivere i miei sogni su un quaderno. Cosa che un po’ di tempo fa, ormai vent’anni, avevo pensato di fare ma che il signor Freud, per cui non nutro particolare stima, anzi, mi aveva, senza poterlo sapere, impedito di concretizzare, dopo aver io avuto l’impeto di scagliare uno dei suoi libri “l’interpretazione dei sogni”, contro il muro della mia stanza di allora. A quel tempo, ero un’adolescente piuttosto risoluta e avevo individuato tra le righe di quel libro una delle sue meschine manipolazioni. Un modo come un altro per riportare i sogni alla realtà che viviamo a ‘occhi aperti’, dando un nome preciso a ogni cosa o persona che abbia una corrispondenza con le cose e persone che vediamo da ‘svegli’. Fu questa assurda vivisezione dell’immaginario che m’indusse a smettere di leggere il libro, finendo appunto per scaraventarlo contro il muro. 

Da allora, non ho mai più preso in mano nessun altro libro di Freud, e col senno di poi, posso dire serenamente che questo è uno dei motivi minori per cui non l’ho fatto. Chiusa parentesi.

Ora, credo che comincerò ad annotare i sogni che faccio, se non altro perché la mia attività di sognatrice non ha mai smesso di essere particolarmente feconda e vivida. Al contrario, specie ultimamente, la circostanza del sogno è per me un momento di grande assimilazione e conforto. Le persone che vedo, le cose che faccio e ogni interazione con spazi e luoghi più o meno familiari, mi indicano in qualche modo i percorsi che sto attraversando, che attraverserò o che ho già attraversato. Sono dei racconti. Ma il linguaggio non mi si presenta sotto forma di simboli, come solitamente si dice riguardo a ciò che non si riesce a tradurre in consuetudine. Piuttosto, differisce dal linguaggio coerente, sia nella sostanza che nella forma. Una tale scena che vivo non rappresenta un avvenimento in un certo modo perché sicuramente vuol dire una cosa che riscontrerò prima o poi nella realtà a ‘occhi aperti’ dello stato di veglia. Se così fosse, a tale immagine dovrebbe corrispondere ‘per forza’ un significato preciso e collegabile alla realtà percepita da ‘svegli’. Invece non credo sia così. Credo che a quell’immagine non corrisponda altro che se stessa, con le sue parole, le sue visioni, i suoi cambi di prospettiva, il suo svolgersi su binari completamente diversi da quelli che si percorrono quando ‘svegli’. Realtà parallele. Vissute, da vivere o che magari si stanno svolgendo parimenti in altre dimensioni del nostro sé. Per questo, le persone con cui interagisco nel sogno mi appaiono come le stesse che vedo qui, ma con le quali la comunicazione si descrive in altra maniera dalla dimensione che vivo ora, mentre scrivo questo blog.

“Il sogno siffatto si mostra come il collante che associa, attraverso un linguaggio più o meno criptato, a seconda di quello che vuole significare, le esperienze assimilate nei vari livelli dell’esistenza. Una matrice da cui scaturisce la materia e nella quale si riversa, e di cui si percepisce realmente la forma solo attraverso il riscatto dal proprio corpo.”

Questa è la frase conclusiva del mio post “frammenti di sogno su poltrone di pietra” e non posso che confermare le mie stesse parole amplificando meglio quello che ho voluto dire.
Sono convinta del fatto che dal momento in cui lo spazio-tempo “narrato” nel sogno non ha i confini di quello vissuto nello stato di veglia e a cui comunemente diamo una connotazione realistica e lineare in senso assoluto, i suddetti confini siano, in verità,  inesistenti.
Ogni dimensione in cui ci muoviamo è connessa all’altra da un ponte attraverso cui inoltrarsi su svariati livelli, laddove il tempo perde la sua giustificazione.

Siamo fatti della stessa materia
con la quale son fatti i sogni;
e la nostra piccola vita
è avvolta nel sonno.
(W. Shakespeare)

“I sogni sono illustrazioni dal libro che la tua anima sta scrivendo su di te.”

Alan Drew

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