Scrivere l’anima

Mi sono accorta oggi di avere abbandonato il mio blog di pensieri, le mie radici, per quasi un mese! Del resto il tempo come lo scandiamo noi umani sulla terra, è solo un’ulteriore manifestazione dell’io. Un’illusione. E’ sbrigativo, composto da manciate d’inutili secondi in fila per la prossima ora. Scorre di fronte a noi, come se dovessimo inseguirlo. Lineare, svelto, scivoloso. Non è un tempo sicuro, ci lascia asciutti ad aspettare il momento opportuno, come se quel momento passasse con un treno che poi corre via. Senza  svelarci che quel momento è insito nella nostra pelle da secoli, millenni di questo tempo lineare. E che la linea di quel tempo l’abbiamo tracciata noi, per darci un tono. Un perché su cui rovistare di tanto in tanto, in cerca di spiegazioni che in realtà, di tempo non ne hanno.
Le radici annodate che appoggio su questi fogli senza luogo, dispersi nell’etere, si slacciano da sé, senza bisogno di alcun tempo a dettar loro i dettami su come esistere.
Ho deciso, o forse non è una decisione, ma una parte di me che strilla forte, questo blog scriverà sempre più di ‘altro’ rispetto al tempo lineare che batte i minuti sui discorsi imbrattati un po’ ovunque. Ho deciso che scenderà in profondità. Di radici lontane, o vicine, magari intorno. Di flussi di energia.
Spiritualità. Voglio parlare di quello che il corpo non dice, e che il tempo dimentica nella sua corsa cieca in avanti.
In questo periodo ho letto tanto, come sempre, ma molto più a fondo e anche oltre. Più che altro ho meditato. Avrei potuto scrivere articoli per ogni gusto, magari solleticando il palato di molti lettori e lettrici. Come fanno in tanti. E’ facile, viviamo di gusti, basta trovare quello giusto e diventiamo cibo per noi e gli altri, qualora abbiamo voglia di soddisfare il nostro ego.
Invece no. So scrivere, leggo molto altrove e riconosco la mia capacità di saper scrivere. Ma quella scrittura m’importa poco. Non allena lo spirito a essere libero, casomai lo imprigiona.
E io sto lavorando sulle gabbie, il mio è un lavoro di emancipazione. Ogni gabbia che scorgo, la devo aprire, spezzare il suo sentire, spaccare le sue catene scrivendo parole diverse. Parole che suoneranno strane ai più, i quali dovranno scendere in profondità per riuscire a comprenderle. Ed è questo che voglio fare, scendere in profondità.
Ché sulla superficie nuotiamo in tantissimi, spesso impedendoci a vicenda di muoverci liberamente. Non riusciamo a trovare la nostra porzione di fluido nell’amalgama. Siamo connessi, ma non lo sappiamo, per questo ci diamo fastidio. Dovremmo riscoprire il nostro legame. E allora perché non iniziamo a parlare con l’anima? Io comincio ora, comincio qui. In realtà, ho già cominciato da quando ho aperto questo blog.

Ho affrontato alcuni temi per me importanti come la violenza sulle donne, correlata al patriarcato che da millenni ha instaurato un regime nel quale tuttora viviamo e dal quale pian piano verremo fuori grazie al lavoro di trasformazione che molte anime evolute stanno facendo. Ho scritto sull’aborto, del mio essere a suo favore, contro il maschilismo. Ho scritto di un modo generale di pensare alla politica che è sbagliato. Come se ‘politica’ fosse l’impalcatura dei partiti che si divertono a competere nelle loro ambiziose e sterili campagne elettorali. Ho spiegato la mia visione politica. Quella degli esseri umani, collaborativa, al di là delle istituzioni e gli sgambetti tra risibili concorrenti. Ho scritto di religione, della libertà di scegliere la propria senza indottrinamenti, ma anche scegliere di non averne, dell’esigenza di danzare come esseri spirituali liberi quali siamo. Ho scritto di reincarnazione, quella in cui credo.

Ho scritto e continuerò a scrivere su questo nuovo mondo di essere. Che è l’anima.

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