Flirtando con il futuro – la politica è degli esseri umani.

«Politics is about power: who has it, how it is defined, and how it is exercised. Since these are issues in all relationships – be they sexual or non sexual, between parents and children, between women and men, or between different racial, religious, economic, and national groups – human relations are always political».

«La politica riguarda il potere: chi ce l’ha, come viene definito, e come viene esercitato. Dal momento che questo vale in tutti i tipi di relazione – siano esse sessuali o meno, tra genitori e figli, donne e uomini, o tra diversi gruppu razziali, religiosi, economici e nazionali – le relazioni umane sono sempre politiche».

Questa frase apre il diciassettesimo capitolo del libro di Riane Eisler, Sacred Pleasure, ‘il piacere è sacro’. Ho deciso di avviare questo post con le parole qui sopra che ho provveduto a tradurre per chi ancora masticasse poco l’inglese, perché significative e sintetiche di ciò che credo sia la rappresentazione più appropriata della parola politica.
Il significato di politica è ancora oggi (mal)inteso e circoscritto nell’ambito del potere corrotto istituzionale. Si risolve nelle sigle e nei simboli disegnati ad hoc dai partiti che delle istituzioni fanno parte e che con esse vezzeggiano su cose astratte, patteggiando somme e poltrone, carriere che si avviano sopra le teste dei più.
I più, gli umani, la gente, i cittadini e le cittadine, le donne e gli uomini, i loro figli, i figli dei figli, il mondo. La cosiddetta ”gente comune” che dir di peggio non si può, ché sembra quasi che la gente sia tutta uguale, un tutt’uno senza arte né parte, da mercificare, utilizzare a proprio piacimento, per un voto, una marchetta, e poi rigettare in quel pentolone ad amalgamarsi ancora con altra gente. E non si fanno scrupoli, le istituzioni, di questa gente, manco si ricordano i loro nomi e cognomi, è solo gente, ‘gente comune’.
Ma il futuro mi desidera, e non desidera solo me. Desidera l’umanità intera, e le chiede di interrogarsi sui significati, le possibilità, alterazioni. Questo è un tempo di metamorfosi. Di sicuro lo è per me, ché il mio karma va proprio in quella direzione, dopo millenni di fatica e oppressione. Ma così come lo è per me, lo è indissolubilmente anche per tutti gli altri. Dove tutti non è un impasto di ‘gente comune’ senza nome e senza senso, no. Tutti e tutte, è una condivisione tra individui diversi tra loro, ognuna/o con la propria creatività, spiritualità, smisurata ed esclusiva diversità che transita verso un futuro, un cambiamento. La differenza rende speciali gli animi che la manifestano, che non si conformano a una massa informe che giace nel sottosuolo mentre una élite di potere – che politica non è – la calpesta. E a questo proposito riporto una frase ancora tratta da Sacred Pleasure, che appena ieri l’altro ho finito di leggere:

«For as long as human beings are forced to live in a system that every turn impedes the fulfillment of their human needs – not only for love but for creative and spiritual expression – they will try to compensate for this in other ways, including the compulsive acquisition of ever more material goods».

«Fino a quando gli esseri umani saranno forzati a vivere in un sistema che in ogni momento gli impedisce di soddisfare i propri bisogni umani – non solo l’amore, ma anche l’espressione creativa e spirituale – cercheranno di sopperire a questo in altri modi, incluso l’accumulo compulsivo di beni materiali sempre maggiori».

Il bisogno di esprimere se stessi, il bisogno di essere piuttosto che avere, questo è il cambiamento in atto. E mi suscitano un po’ di tristezza, devo essere sincera, quelle persone che ancora non si sono accorte, o che non credono di sentire il bisogno di cambiare, e che si sentono vittime assenti di altrui piani. Quelle persone che parlano di crisi senza davvero capire di cosa stiano parlando. Di economia in termini meramente egoistici e di lucro, senza ripensare al suo significato in termini completamente opposti, laddove il ricavato non può essere scisso dal suo intento collettivo. La crisi, se davvero esistesse come tale e fine a se stessa, se non fosse in realtà l’epilogo di un lungo discorso avariato che dura da millenni, sarebbe anch’essa un ottimo pretesto per aprire gli occhi, per capire. Per rendersi conto di quello che sta succendendo in noi e intorno a noi.
E non scrivo questo ‘dall’alto’ di alcuna posizione privilegiata. Al contrario. Parlo dall’uscio della mia esperienza di vita, dei miei trentasei anni appena compiuti, avendo trascorso molto del mio tempo a riflettere e avendo ricevuto innumerevoli porte sbattute in faccia, come tante/i.
E da questo mio ingresso verso il futuro, un futuro solidale, cerco di sottolineare l’importanza della collaborazione e dell’ascolto individuale, di ogni voce. Il motivo per cui questo e l’altro mio blog sono nati, e non solo loro. Per cui sempre di più la rete sta divenendo un veicolo importantissimo di espressione e partecipazione a livello globale, perché quello che rimane tra e per pochi, per l’umanità vale zero e nel futuro non esiste.
E parole pesanti e infruttuose come ‘competizione’, non avranno senso in quel futuro libero e spontaneo che ci attende, dove sgomitarsi a vicenda sarà forse solo un ricordo grottesco di quello che fu il periodo peggiore per l’umanità. E il merito non avrà bisogno di esistere, perché prima del merito ci saremo noi, gli esseri umani che tutti/e, senza doverlo dire o provare, meritiamo di esistere allo stesso modo, ognuno/a a modo suo, nel rispetto reciproco.

Concludo il pensiero di questo post nel punto in cui è cominciato, con la parola politica, quella per cui tante e tanti generano dibattiti inscatolati, suddivisi per tipologie, dove alcune di queste vengono volutamente scaricate, vuoti a rendere. Intere ‘categorie’ umane svuotate della loro importanza, private di senso, defraudate. Con la presunzione di chi la politica se la mette in tasca facendo proprio il potere e dandolo in pasto agli altri, come fossero porci tra briciole di discernimento.

Politica, dove il nesso tra pubblico e privato si fonde nei rapporti entro esseri umani che in cerchio, senza gerarchiche istituzioni di stampo androcratico ad affossarli, esprimono le proprie attitudini e soddisfano i propri bisogni in empatica armonia e nel riguardo di tutti gli esseri viventi e del mondo in cui abitano.

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