A ognuno la sua cosa più importante

Ma che invadenza questi cattolici! Ieri pomeriggio, hanno suonato al campanello due signore di cui una più anziana dell’altra. Senza immaginare che io le potessi vedere dal video del mio citofono, una di loro, la più giovane, ha spinto quella più anziana a parlare, pensando forse che la sua voce appassita e dolce avrebbe potuto persuadermi su ciò che nella mia vita sia o meno importante. Quindi, la vecchia signora ha preso la parola frammentando frasi che suonavano piuttosto scompigliate e prive di senso. ”Stiamo distribuendo questi foglietti per la pasqua, per la resurrezione di Gesù…”, poi ha mormorato qualcosa su un incontro che ci sarebbe dovuto essere in paese e dove sarebbero dovute andare tutte le famiglie. Naturalmente, la mia mente era priva d’interesse per quelle parole, tanto da tralasciarne il senso che era già deturpato di suo, a prescindere dall’ascolto che gli si rivolgeva. E’ stato solo a un certo punto che ho svogliatamente aperto la bocca per dire alla signora anziana che la questione non m’importava, e per favore, di non lasciarmi altra carta che poi sarebbe diventata spazzatura del giovedì, sbordando ampiamente dallo scatolone già colmo. A quel punto, la vecchia signora mi ha detto con un tono insipido e sonoro al contempo ”ma è la cosa più importante!”. La mia indulgenza, che sulle parole di prima si era assopita per noia, ha urlato dal citofono che ”la cosa più importante per lei non è la cosa più importante per tutti. Ognuno ha la sua cosa più importante”, dopodiché ho sbattuto la cornetta. La verità è che avrei potuto dire altre cose, molte altre cose, ma l’espressione analfabeta ”ma è la cosa più importante” detta in maniera così passiva e convinta, mi ha indotto a esprimere la frase che meglio si confaceva a quel ridicolo enunciato. La cosa più importante per me, non è la cosa più importante per te. La storia che i cattolici si raccontano e raccontano anche agli altri che cattolici non sono, non è interessante, né importante, né vera, per chi ascolta altre storie e chi crede ad altre realtà diverse e lontane da quella che loro raccontano. E no, non sono gli unici ad andare in giro e rompere le scatole con questo tediosissimo verbo coniugato sempre e solo in prima persona, sia singolare che plurale, però con loro oramai ho perso la pazienza. Non sono cristiana e tantomeno cattolica, e non festeggio neanche una delle feste che si dicono tali. Ho rispetto per la figura di Gesù, un uomo libero d’idee, perché so che con quelle ricorrenze e dicerie non c’entra niente, ed era molto più figo di come viene dipinto da molti cristiani.

A ognuno, dunque, la sua cosa più importante, di cui magari non parla, di cui custodisce il segreto, o che condivide in silenzio con altre/i silenziosi che non hanno bisogno di catechizzare nessuno, perché l’autenticità della loro idea non ha la presunzione di essere unica.

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