Riflessioni sull’8 marzo di ieri, oggi e domani. Sempre.

L’8 marzo è passato, anche se rimane qui, affisso su ogni giorno dell’anno. Per me, è passato tra le due presentazioni del libro di mia madre, ‘Donne e Storia’, una notizia che mi ha felicemente sconquassata e una farinata di ceci che desideravo gustare ancora, da tempo. Nei giorni scorsi, quando ognuna/o scriveva le sue considerazioni riguardo a questa festività, sono stata attenta alle diverse percezioni che le persone, donne e uomini, riversano su questa giornata. Ho notato come la si colloca a giorno della memoria, laddove c’è una profonda consapevolezza di quello che tale giorno rappresenta, e come allo stesso tempo questo giorno venga a volte deriso, bistrattato da chi si sente offesa, per esempio, da un solo giorno che voglia dare uno sguardo attento alle donne. Pensando giustamente che tale sguardo debba essere continuo e non passivamente deciso da una data, bensì attivo e audace, esteso alla vita e al contesto di tutti i giorni.
Personalmente, sono tra quelle che l’8 marzo lo vivono sulla pelle insistentemente. Che non perdono occasione per rammentare a me stessa e agli altri, i diritti violati, i soprusi subiti, il mondo misogino e prepotente in cui viviamo e che in molte/i vogliamo e abbiamo l’incombenza di cambiare. Non ho bisogno di dirlo, questo, perché è un pensiero che in me si compie costantemente, tanto da sembrare scontato quello che penso sull’8 marzo. Ed è così. Io credo in questa giornata, credo in tutte le giornate che vogliano ripristinare il senso di quello che si è fatto, di chi si è perduto, di cosa bisogna fare affinché non rimanga intriso di nonsenso, confuso con qualcosa di diverso, incompreso e infine dimenticato.
Come nelle parole di mia madre che stringo in un abbraccio sororale, l’8 marzo è una festa, una festa che serve a ricordare, a tenere viva la memoria di tutte quelle donne che ci hanno preceduto e che ci hanno permesso di essere qui a parlarne e perpetuarne la destinazione. L’8 marzo è sempre, e noi lo sappiamo, ma il sempre spesso scorre senza nome e memoria, perché non dargliene uno? Perché non mettere un post-it su quel muro di esistenze che ci hanno preceduto, a ricordarci chi siamo e da dove veniamo? Tutte e tutti. Perché la festa della donna è una elogio all’umanità. All’amore. Faccio mia a questo proposito, una frase estrapolata da un blog che ho postato sulla mia timeline di facebook e che riporto qui:
«Mezzocielo dedica le mimose e le rose di questa Giornata della Donna a tutte le donne che si battono per un’idea, un ideale, un sentimento di giustizia, libertà, eguaglianza, solidarietà, sorellanza, per amore della Terra Madre, per amore della città, della buona politica, del futuro dei figli, per amore e basta».
Questo è il senso dell’8 marzo, e chi pensa di non voler festeggiare questa giornata dandole un nome, un volto e una voce perché si vuole dissociare dagli spogliarelli e le pizzate, sta confermando quello che spogliarelli e pizzate rappresentano, una diffamazione.
Io continuerò a scriverne, a sentirne l’importanza, a darne il contributo ogni giorno della mia vita, impossibilitata a scindermi da questo giorno che è tutti giorni, e che mi piace chiamare 8 marzo.

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