La Terra mi ha detto buongiorno

In un abbraccio allargato a me, ho stretto l’ultimo giorno del 2011, attraverso i monti, le colline e il lago, che come goccia in espansione si è sciolto sul mare. Lo guardo dall’alto di un pendio grigio acceso verde, si apre a ventaglio su uno sfondo di metallo luminoso dei raggi pallidi che dal sole inframmezzano le nuvole. Sono qui, ho accolto il nuovo anno tra gli olivastri e le spine, le pietre muschiose e la cacca di cavallo. L’erba giovane e fresca dove lasciare i pensieri, quelli vecchi, sotto i massi del tempo. Dai, faccio un incantesimo, esprimo il mio 2012 tra gli echi di un lago che serpenteggia via dallo sguardo e il mare che interminabile persiste alla vista. Ed eccomi a odorare aria, sentire vento che sbatte le onde contro le rocce, i ciuffi d’erba piegarsi e poi riergersi. Camminare all’indietro ripercorrendo l’anno trascorso, schiacciando i ricordi peggiori, bevendo fiumi di vino versato sull’avvenire, un sonno improvviso e il risveglio sopra il fuoco a parlare con non so chi e mi fa felice. Tentenno sui primi sassi, poi vado spedita e saltello, mi fermo ancora un attimo sulle spine più nitide, pungeranno, penso, sono rigogliose. E in quella punta di sangue dolce il mio gusto mitiga il soffio del vento. Ora un gran caldo, il sudore, le gambe stanche, la dimenticanza della valle. Non parliamo, no, preferiamo ascoltare. La Terra sta dialogando col nostro silenzio e noi lo avvertiamo. Noi chi? Io e te, poi gli altri che arrivano o se ne vanno, chiunque sia qui, ora. Ha lasciato messaggi nelle mie orecchie, trasudati nel vino di ieri notte. Il canto della mezzanotte li ha assopiti nelle grida rimbombanti del mattino quieto. Una tazza di caffé d’orzo con biscotti di zucchero, la ricotta, la marmellata e il pane. Tacito nutrimento di fronte al fracasso di vivande di ieri. Era solo ieri? Sembrava un anno fa, ma era come oggi, e lo è. Oggi è come ieri, se non fosse già domani. Nella strada sinuosa di risate erotiche e arcobaleni, ci siamo accompagnati verso il primo dell’anno, per rientrare da ieri nell’oggi di qui. Il paese all’arrivo del giorno andato ci ha chiesto di passeggiarlo e a sorsi lo abbiamo osservato. Era pieno di colore invernale e poi buio. Era intorpidito da sensazioni di tempo oscillante, tic-tac tic-tac, manca poco al futuro. Saltiamo sulla stanza, poggiamo le nostre cose, balliamo e ridiamo, dai, festeggiamo. Non so chi siate, ma mi trovo bene con voi, perché abitiamo lo stesso mondo.

La Terra mi ha detto buongiorno, e buongiorno anche a voi. Buonanotte ieri, ricordati di me, di noi.

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