Stop

Stamattina, uno sguardo su facebook, la mia attenzione si è schiantata su un articolo postato da un contatto facebookiano che ora non ho più, e che titolava ‘UK: politico denuncia centri anti-violenza: “aiutano ad abusare dei bambini”’. Facendo parte di un centro anti-violenza, non ho potuto fare a meno di leggerlo. Un articolo breve e male espresso, ché da esprimere qui c’è poco, basta soffermarsi sul titolo e lo si capisce subito. Secondo tale politico, i centri anti-violenza agiscono ‘contro’ il bene dei bambini ‘aiutando ad abusarli’. I bambini figli di quelle madri che vanno nei centri anti-violenza perché il loro marito o compagno è violento, ossia usa violenza su di esse. Intanto, mi sembra lampante che se un bambino o una bambina vivono in una casa dove il padre picchia la madre, o le usa violenza in qualsiasi altro modo, questa bambina e bambino che assistono stanno, inevitabilmente, già subendo una grave violenza. E vanno tutelati. Come le madri stesse. A cosa servono i centri anti-violenza? Anche a questo, oltre che a svolgere un ruolo vitale di sensibilizzazione affinché avvenga un cambiamento radicale che sradichi la cultura patriarcale violenta. Affinché quello che è accaduto e accade ancora, non accada più. Mi chiedo come sia possibile risucire a pensare anche lontanamente che dei bambini/e figli/e di uomini violenti possano essere accuditi/e e amati/e da padri che si sono dimostrati aggressivi nei confronti delle madri. E se anche ci dovessero essere delle cause in corso per l’affidamento condiviso o altro, dal momento che i genitori non stanno più insieme, mi sembra naturale in circostanze come queste, che i bambini vengano affidati alla loro madre. Madre che li sta tutelando anche attraverso la denuncia della violenza che subisce da parte del partner. Partner, che se è stato capace di essere violento con la madre, potrà esserlo anche con i figli, tra l’altro. E che in ogni caso violento lo è, e lo è stato, sfoderando il suo odio nei confronti della madre di quei bambini e di quelle bambine che percepiscono di sicuro cosa stia accadendo, ma non hanno i mezzi per poter esprimere quella devastazione interiore, nella quale certamente troveranno una possibilità di salvezza, solo allontanandosi da essa. Non di certo attraverso le parole di assurda disapprovazione verso quelle madri maltrattate, che il signor politico di turno, sicuramente un gran misogino, ha espresso e che ha trovato spazio in un sito dichiaratamente anti-femminista.
Del resto, in questi giorni taciturni di fine anno, le notizie sulla violenza che le donne subiscono non si placano, al contrario. Proprio due giorni fa, una donna giovanissima di 24 anni, Stefania Noce, è stata uccisa dal suo ex ragazzo. A coltellate. E così suo nonno che si trovava lì con lei e ha tentato di difenderla. La nonna che pure era con loro, ferita anch’essa, si trova ora in ospedale. Perché di tentativi di difesa si può morire o rimanere feriti, quando ti trovi accanto alla vittima di un carnefice. E Stefania era la vittima di quel carnefice che l’aspettava. Tutto il resto era contorno, anch’esso masticabile. Perché i violenti non disdegnano il sangue, se ne nutrono in abbondanza.
E allora io, madre, con figli/e, vittima della violenza del mio partner, non penserei neanche per un secondo di lasciare i miei bambini al carnefice. Al mio carnefice, ma anche il loro.
Stop.

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