Quando a scrivere la differenza è mia madre

Ieri ho accompagnato mia madre alla presentazione del suo primo libro, tra il freddo umido che s’insinuava nei capelli, la pioggia rauca che biascicava sulla strada in pendenza verso l’ostello della gioventù, e l’indifferenza che s’incrocia per strada, negli sguardi della gente. Era un convento, mi dice il titolare, prima di essere altre cose e infine un ostello. Avevo partecipato ad altre presentazioni lì, ma mai in una giornata gelida, alla vigilia dello Yule, il solstizio invernale. Il chiostro, protagonista curioso durante le primavere, ieri era assonnato e racchiuso tra i muri accorti, ma non a corto, di parole. Parole che hanno vibrato per due ore e mezza circa, in una stanza piena di nomi che echeggiavano felici tra una parete e l’altra. Sorelle dischiuse per sempre dal loro rigido oblio, si sono susseguite una dopo l’altra, nelle immagini delle slides che scorrevano sullo schermo, la Dea Madre, Saffo, Boudicca, la regina Elisabeth, Donna Olimpia, la de Gauges, Francesca Sanna Sulis, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf, e altre ancora. Durante la lettura del libro, ho incorniciato ogni singolo nome di queste donne, per non perderne la storia, per conservarne l’importanza, per ricomporne il drappo futuro. Storie sulle migliaia di miglia di una storia alienata dalla dominazione del tempo incarnato dall’uomo. L’uomo che ha infranto il legame atavico del femminile e il maschile per tessere una storia impropria che non ha sentimenti, ma solo ragioni. Le ragioni che si crea e a cui si affida per non guardarsi indietro, per guardare avanti distruggendo le mura delle altrui diversità, erigendo castelli d’inciviltà, nazioni di orgoglio assassino. L’antico sapere ingannato dalla ragione, quanto potrà ancora perseverare questo stato delle cose? Questa domanda me la pongo io e la pongo a ognua/o di noi. Credo che la risposta sia in quel futuro che resiste oltre la ragione. Quel futuro che pian piano si dirama, albero antico della conoscenza immortale.
Un futuro di un sapere dissipato in migliaia di anni di donne occultate, riapprodato tra gli altri, in questo scritto, attraverso le parole concise e avviate dell’autrice, Luciana Cuncu Piano. Mia madre. Un’altra donna nella storia.

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