Una mia riflessione poetica sul libro di Anna Cristina Serra -luna cantadora-

Il mistero della luna riflette nei versi liberi di Anna Cristina Serra,‭ ‬che filtra i suoi canti con luci scure e chiare,‭ ‬d’inverni e primavere,‭ ‬farfalle senza cornici.‭
Ho conosciuto l’autrice tramite questa raccolta e qualche altro verso sparso trovato sul web.‭ ‬A una prima lettura,‭ ‬mi sono balzate agli occhi alcune parole,‭ ‬raggi di una luna antica,‭ ‬che hanno illuminato la strada della mia mente divenendo pietre rotolanti sopra inverni bui e schiariti da fuochi che mano a mano si spengono,‭ ‬lasciando braci in un’alba mattutina che sa di estati precoci dove soli caldi come fuochi invernali accalorano fili d’erba bagnati da rugiada incandescente.‭ ‬Le farfalle vi si posano libere,‭ ‬cercando nettari che non trovano,‭ ‬forse risucchiati dentro un pugno chiuso di terra.
Quello che colgo qui,‭ ‬e sempre ho colto nella poesia ancestrale,‭ ‬è una sintesi veloce e sincera di ciò che è stato e di quello che esiste ora.‭ ‬Dell’antico mondo e del nuovo racchiusi in un cumulo di pietre che evocano la vita che non c’è più,‭ ‬mantenendo il contatto con la terra dei vivi.‭ ‬Del futuro mi parlano le farfalle,‭ ‬lo raccontano a mo di sogno,‭ ‬e con‭ ‬mani agili e affusolate,‭ ‬come aprendo le tende di un sipario,‭ ‬lasciano che quello che dietro vi si celava,‭ ‬divenga finalmente luce che narra,‭ ‬luna cantante.
Canta di una Terra,‭ ‬quella della poetessa,‭ ‬la cui anima/luna ascolta,‭ ‬durante le notti silenziose,‭ ‬il suo divenire sogno.‭ ‬È nel confine tra giorno e notte,‭ ‬sonno e veglia,‭ ‬che le farfalle diventano parole e smettono i panni passivi del bruco che striscia noioso,‭ ‬per svelare le proprie ali curiose di narrazioni eterne quanto effimere,‭ ‬scalfite su pietre come inchiostri trasparenti e sovrapposti.‭ ‬E nei sogni i ricordi affondano le loro radici arrampicandosi in cima per cercare il loro interlocutore,‭ ‬la loro voce,‭ ‬altro non sono che parole.‭
È una strada capace di raccontare,‭ ‬quella del sogno,‭ ‬forse l’unica.‭ ‬La notte e la luna,‭ ‬l’autrice stessa,‭ ‬ma anche la luna che dal cielo guarda sorniona,‭ ‬hanno stretto un patto dove l’unico intruso è il silenzio che sibila in sottofondo sugli angoli di un cuscino rapito dai sogni.‭ ‬Sogni che rivivono i ricordi di sempre nella loro intermittenza con il futuro in un narrato passato,‭ ‬concluso,‭ ‬ma non finito in un pozzo di eterna fine,‭ ‬piuttosto vivo e in grado di essere ancora presente.‭
C’è una necessità di trovare un filo conduttore,‭ ‬di non perdere la morte,‭ ‬attraverso il canto della Terra,‭ ‬le sue pietre,‭ ‬il suo mare,‭ ‬le sue sabbie,‭ ‬i suoi soli e gli autunni,‭ ‬la vita che traspare dallo sguardo appuntito di una spina.‭
L’anima poeta libera se stessa dalle ombre che nella luce trovano il loro spazio visivo,‭ ‬in un‭’ ‬esistenza prigioniera che lacera lo spirito di chi dimentica di essere presente e di avere un compito,‭ ‬quello di riportare in vita la dimenticanza della Terra.‭ ‬Luna cantadora è messaggera di visioni,‭ ‬s’inoltra nel mistero di un sonno per approdare alla prossima alba con una risposta,‭ ‬un perdono,‭ ‬un dolore da ricordare nelle spine che pungono.‭ ‬Niente di ciò che vede nelle mattine future sarà lontano dai sogni di ieri,‭ ‬come le notti che echeggiano lampi sui monti scuri,‭ ‬a ricordare loro la luce.‭
Nello scenario in cui la luna fa da padrona e canta,‭ ‬si estende la Terra di cui è oggetto il suo cantare,‭ ‬fatta di donne e uomini,‭ ‬vivi e morti.‭ ‬Trasportati dagli andirivieni dei suoni della natura,‭ ‬delle acque,‭ ‬di dolce e di sale,‭ ‬veicoli di trasporto,‭ ‬verso strascichi di divinità perdute o mai raggiunte.‭ ‬E la cantadora sulla barchetta di carta,‭ ‬che fa da ponte tra il mondo e il non mondo,‭ ‬cerca invano il suo dio,‭ ‬ma non lo trova.‭ ‬Trova respiro nella Terra Madre che la accoglie in una stanza sulla finestra a rispecchiarsi di luna,‭ ‬e in essa a ritrovarsi,‭ ‬tra le acque salate di domande senza esito.‭ ‬Allo stesso modo,‭ ‬curiose farfalle si avvicinano alla luce,‭ ‬attingendo da essa il loro suono di ali,‭ ‬o canto.‭
Guerriera atavica,‭ ‬rincorre i tempi sdraiata su rive di mari salati e dolci che corrono fino alla striscia di confine tra cielo e mare,‭ ‬rimbalzando su ogni stella di pietra per tornare giù cadente.‭ ‬È invadente il suo sentire,‭ ‬come il profumo dei ginepri,‭ ‬e cerca spazi su cui lasciare volare le farfalle della mente,‭ ‬senza catene.‭ ‬Come bambina su una seggiola,‭ ‬si dondola in altalenante oscillazione,‭ ‬verso l’alto,‭ ‬sfiorando le scie di stelle di un cielo troppo lungo,‭ ‬dove il tempo impiglia se stesso,‭ ‬e lì rimane,‭ ‬nel per sempre del firmamento.‭
E in quel volo di pensiero,‭ ‬felice,‭ ‬lei è libera,‭ ‬luna bambina,‭ ‬non più in cammino su quel sentiero che porta alla stanza più lontana,‭ ‬in quel guardarsi tra figli e padri,‭ ‬ma allontanandosi ancora da essa,‭ ‬remando verso gli occhi antichi della Terra.‭
Terra Madre,‭ ‬accarezzata dal vento fra cielo e mare in una ninna nanna fiorita di spine e pietre.‭ ‬Dolore e tempo che insieme scorrono nei tuoi fiumi di dolce sale che scende fino alla prossima alba del mare.‭ ‬E i passi del tempo si contano sulla riva prima che il mare li raggiunga,‭ ‬di sete salato.‭ ‬Poi,‭ ‬nel fruscio che risucchia se stesso sulla riva,‭ ‬il tempo canta la verità e lo fa con parole di sabbia.‭
Il sogno è predominante,‭ ‬e i ricordi gli fioriscono intorno.‭ ‬Quel che sembra essere pura immaginazione,‭ ‬è un viaggio spaziale tra terra,‭ ‬mare,‭ ‬cielo e stelle.‭ ‬Un tuffo in un labirinto conosciuto ma nascosto,‭ ‬luna cantadora forse non sapeva di potersi spingere così lontano,‭ ‬prima di specchiare se stessa nel buio e prima di provare a cercare il sentiero oltre la stanza.‭
Primavere lontane avevano intessuto parole per lei,‭ ‬singhiozzando d’inverni e autunni di neve.‭ ‬Un fiore è rimasto però scoperto,‭ ‬un fiore senza confine d’inverno e da quel fiore è nata la sua voce.‭ ‬Una voce che dipinge i suoni dell’aria che respira,‭ ‬e delle pietre mute.‭
C’è una libertà in questi canti,‭ ‬il pensiero corre oltre gli ostacoli della luce e del buio,‭ ‬perimetri castranti della mente.‭ ‬Le parole vanno e vengono,‭ ‬in voli acrobatici che orientano la lettura verso albe fresche,‭ ‬lune cadenti,‭ ‬notti,‭ ‬morti,‭ ‬vivi e dormienti,‭ ‬soli e alberi,‭ ‬fiori e spine,‭ ‬barche sul mare,‭ ‬altalene,‭ ‬stelle,‭ ‬sogni,‭ ‬veglie.‭
Farfalle,‭ ‬di cui ho certamente omesso gli svariati nomi e significati,‭ ‬perché creature audaci e non facili da incollare sopra soffitti di carta,‭ ‬come fossero pietre sulla terra.

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